Sali su per le scale che ti mostro la mia Arte

Furono proprio le scale a salvare dalle fiamme della violenza la Comuna 13, una delle zone più vaste di Medellìn, considerata a sua volta la città tra le più pericolose al mondo. 

La Comuna 13 abbraccia ben 12 quartieri estendendosi per circa 7 km nella parte occidentale della città dove strutture in legno, in mattoni e in cemento sono impilate l’una sull’altra ricoprendo le ripide colline con pochissime vie di accesso. 

Tale conformazione le permise di diventare il luogo ideale per il traffico di droga e di armi e in poco in tempo diventò il quartier generale delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia). 

Nel 2002 il Presidente di allora, Alvaro Uribe, dette avvio all’ “Operazione Orion” al fine di ripulire tutta l’area; l’intento non era quello di apporre dei panni di acqua ad una situazione che era sfuggita di mano già da tempo, ma quello di spegnere un incendio che minacciava di divorare la parte superiore di una delle città più grandi della Colombia. 

L’azione irruenta da parte dello Stato portò a 72 persone uccise e più di 300 desaparecidos e generò un vuoto di potere che ebbe come effetto quello di dar vita a nuova guerra tra bande rivali per il controllo del territorio. A farne le spese furono ancora una volta le persone che abitavano in quei quartieri: infatti furono defraudati degli edifici considerati strategici, fu imposta loro una tassa di protezione e pagarono con la vita qualsiasi tentativo di opposizione. 

Ma tra il 2003 e 2007, un politico visionario cambiò le sorti di Medellìn, Sergio Fajardo e lo fece avviando un imponente programma di infrastrutture allo scopo di integrare i quartieri più poveri della città. 

Medellìn fu la prima città colombiana a costruire una metropolitana e la Comuna 13 fu integrata al resto della città attraverso la costruzione di una funicolare, il Metrocable che da San Javer raggiungeva i quartieri più in alto quasi inaccessibili.

La possibilità di raggiungere più facilmente la parte a valle della città si tradusse per le persone in maggiori opportunità ovvero giungere sul posto di lavoro o semplicemente recarsi a scuola. 

A completamento dell’opera, nel 2011 furono installate, nel quartiere di Las Indipendencias della Comuna 13, delle scale mobili all’aperto, “les escaleras electricas” , che andarono a sostituire i precedenti 350 gradini. Il servizio, completamente gratuito, semplificò ulteriormente la quotidianità di coloro che vivevano in cima alle colline che erano stati costretti fino a quel momento ad utilizzare delle ripide scale mal tenute per raggiungere la fermata dell’autobus più vicina, i servizi medici, i negozi. 

Contestualmente alla trasformazione della mobilità, i giovani della Comuna 13 iniziarono a ribellarsi al ciclo di violenza senza fine e lo fecero con una protesta pacifica già a partire dalla fine del 2000, attraverso la Street Art. I testi rap ed hip hop esprimevano la loro lotta quotidiana per non cadere nella rete delle gang, mentre i murales mettevano a nudo gli episodi ordinari di violenza con cui erano costretti a convivere. Il dissenso veicolato dall’arte non passò inosservato e le varie bande non esitarono a mettere a tacere i personaggi più scomodi. 

Con il passare degli anni, si assiste ad una progressiva evoluzione dell’arte di strada in questa zona che si convertirà nell’espressione più colorata del cambiamento in cui gli ideali da perseguire divengono la Pace, l’Amore, la Trasformazione e la Speranza

Tutto ruota intorno al desiderio di mettere fine alla violenza e all’oppressione tramite il raggiungimento di una pace duratura e alla speranza di una reale trasformazione delle vite delle persone per poter gettare le basi di un futuro migliore. 

L’arte deve confortare il disturbato e disturbare il comodo” Bansksy

Oggi la Comuna 13, e in particolare il quartiere di Las Indipendencias, è diventato una galleria a cielo aperto, tra le più famose al mondo per i suoi graffiti, il rap, l’hip hop e per la breakdance. Le “escaleras electricas” hanno reso il quartiere più sicuro e consentito così l’apertura al turismo a dimostrazione che è possibile scrollarsi di dosso l’etichetta di quartiere violento decidendo di impugnare una bomboletta spray al posto di una pistola. 

Come sostiene John Alexander, in arte Chota 13, un writer che ho avuto la fortuna di incontrare nell’Agosto 2019 e che qui è una leggenda, “il rispetto si conquista non con la paura ma lasciando una firma sul muro”. E’ quello che hanno fatto diversi artisti che si sono avvicendati negli anni decidendo di lasciare un proprio segno in questo quartiere, un quartiere che cambia continuamente perché qui vige la regola di non ritoccare un murales quando inizia a sbiadire ma permettere ad un nuovo artista di dipingere sopra la propria arte.  E’ per questo motivo che il quartiere, anno dopo anno, assume connotati sempre diversi. 

Chota 13 è un autodidatta ed  è riuscito a sopravvivere ai guerriglieri, ai trafficanti di droga e alle bande criminali trovando nell’arte una nuova definizione di vita. 

I soggetti dei suoi murales sono donne multicolore, uccelli, elefanti e altri animali della giungla sinonimo di libertà, pace, connessione con la natura ma sempre senza dimenticare i tempi passati. 

Nel 2008 fonda un collettivo con il nome di Chota’s Crew insieme ad altri 10 amici; oggi, nonostante sia rimasto solo perché abbandonato dagli amici e non supportato dalle istituzioni, continua lo stesso a celebrare la sua Comuna 13 e a lasciare la sua firma per urlare “Io sono qui”

Il miglioramento sociale in Comuna 13 non fu quindi portato dai guerriglieri, né dalla militarizzazione di Alvaro Uribe. Furono le scale: sei doppie rampe di scale mobili lunghe 130 metri che si diramavano dalla base della collina. 

Mark Twain diceva “l’abitudine è abitudine e non si può buttarla dalla finestra; si può, semmai, spingerla giù dalle scale un gradino alla volta”.  

Con questo proposito, quando ancora potrà cambiare la Comuna 13? 

STREET ART GALLERY, COMUNA 13 MEDELLìN

Di seguito una serie di foto scattate ad Agosto 2019 (clicca sulle miniature per ingrandire le foto).

2 pensieri riguardo “Sali su per le scale che ti mostro la mia Arte

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