Definita la Ciudad de l’Eterna Primavera, da altri una Chimba Parce, da altri l’Orgullo Paisa, Medellin è una città ancora avvolta nel mistero per una storia troppo recente. Nel 1991 venne dichiarata la città più violenta al mondo con ben 6809 omicidi, ma la violenza e la droga non si arrestarono con la morte del ben noto Pablito in ragion del fatto che gli attori coinvolti erano molti di più e gli interessi in gioco troppo alti. Si arriva solo nel Dicembre del 2015 alla firma della pace con le FARC, ma ad oggi sembra che nuovi focolai, in determinate zone della Colombia, si siano accesi ad opera delle Eni. Quando arrivi a Medellin a parte l’efficiente ed intricato sistema di metro, tramvia e cable way che permette il collegamento a qualunque parte della città (una città veramente enorme e da cui non si ha una completa visione della stessa da nessun punto: né dalla cable way che porta al Parque Arví, né da quella che va ad Aurora e neanche dal famoso Pueblito Paisa) provi almeno ad avere un quadro dell’intero contesto storico.
Ho passeggiato per El Centro con una studiosa di storia visitando la Cattedrale e contemporaneamente la via che la costeggia, famosa per la pornografia, e quindi in aperto dissenso con la Chiesa, per poi osservare il murales della Estación Parque Berrío che parla dell’intera storia della città a partire dagli indigeni, per arrivare alla colonizzazione e all’industrializzazione. Mi ha accompagnato al Palazzo della Cultura, abbiamo attraversato Plaza Botero (l’artista nato a Medellin e che, da quanto si dice, la sua peculiarità di enfatizzare i volumi di qualsiasi forma sia in realtà partita per errore disegnando in maniera sproporzionata la plancia di una chitarra) ed infine abbiamo raggiunto la piazza, vicino alla Estación de San Antonio, tristemente famosa in cui morirono 14 persone per lo scoppio di una bomba e che contemporaneamente distrusse una statua di Botero (Él pajaro herido) . Oggi accanto ai resti della statua ne sorge una nuova a simboleggiare la rinascita della città (Él pajaro de la Paz)
Per ulteriori approfondimenti sulla storia recente ho passato un paio d’ore al Museo Casa della Memoria, ultramoderno ed interattivo, che oltre alla descrizione dei fatti accaduti dagli anni ’50 al 2015 attraverso le testate giornalistiche, la radio e le testimonianze di coloro che in ruoli diversi furono protagonisti di quel momento storico, rappresenta contemporaneamente il risveglio della città. Il messaggio è chiaro ed è scritto a lettere cubitali sulla facciata del museo: “Hacer vida cuando es fácil entregarse a la muerte es la sabiduría (creare vita quando sarebbe più facile abbandonarsi alla morte è la cosa più saggia da fare)”.




Grande Nicla! Scrivi, scrivi!!!
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Grazie Vale!!! Un abbraccio forte
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