Que Chimba!

“Que significa ni Chimba?”

E’ uno dei primi murales che si incontra camminando a “Las Indipendencias 1” della Comuna 13, settore famoso per la presenza della “escalera elettrica” che permette il collegamento al centro di Medellin mediante 6 rampe di scale mobili lunghe 130 metri al posto dei precedenti 350 gradini; simbolo del risveglio e dell’orgoglio Paisà, rappresenta un grande miglioramento della mobilità cittadina e contemporaneamente l’apertura verso il progresso e i turisti dopo anni in cui tutta la Comuna è stata campo di battaglia dei cartelli della droga, delle gang criminali, dei paramilitari e dei guerriglieri.

La parola “Chimba” è largamente diffusa in Colombia e in tutta l’America Latina ma con significato diverso.

Ad esempio in Argentina la parola viene utilizzata per escludere, emarginare le persone con determinate caratteristiche sociali (chi abita in un quartiere povero, chi fa uso di droga, chi si sveste in maniera sciatta). In Honduras la parola viene usata per riferirsi ad “un’arma da fuoco”, in Perù significa “testa”, mentre in Venezuela è adoperata per indicare qualcosa di non buono, ma di pessimo e anche noioso.

In Colombia è desueto l’uso di “Chimba” con il suo significato letterale, ovvero “vagina”, mentre la locuzione “Que Chimba” è largamente diffusa nello slang giovanile e il significato dipende essenzialmente da due fattori: il contesto in cui è inserita la parola e il tono di voce utilizzato, infatti si passa da “Che meraviglioso, che spettacolo” a “Che pessimo, che orribile”.

“Ni Chimba” non lascia però via di scampo ed è usata per dire “no way”, in maniera più decisa “no fucking way” o più schiettamente “de mierda”.

Ebbene sì, il viaggio fa anche questo, stimola la curiosità, amplifica l’emozione della scoperta ed innalza la propensione all’ascolto e all’approfondimento; tutto ciò contribuisce a farti sentire un piccolo punto immerso in un oceano di puntini e a farti ripensare con tenerezza alla tua condizione originaria ovvero quella di un punto solitario che pensava di guardare l’oceano invece non era altro che una pozzanghera!

Las Indipendencias 1, Comuna 13
Medellín, Agosto 2019

“Il senso di appartenenza non dipende dal luogo, ma dalle persone che ti circondano.”

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Open air museum, Medellín!

Botero e il suo enfatizzare i volumi, quando l’errore diventa la peculiarità di un artista che lo celebra al mondo intero.

Non sempre compreso dall’ambiente colombiano, dona alla città innumerevoli statue, di cui 23 posizionate nella sola Plaza Botero o Plaza de las Esculturas, che fanno di Medellín la “Ciudad Rosada” nonché un museo al aire libre.

“Un artista è attratto da certi tipi di forme senza saperne il motivo. Prima adotto una posizione per istinto e solo in un secondo tempo cerco di razionalizzarla o anche di giustificarla.”

Fernando Botero Angulo

Donna vestita
Adamo & Eva
Gatto
Pensiero
Testa

MEDELLÍN , City of Contrast!

Definita la Ciudad de l’Eterna Primavera, da altri una Chimba Parce, da altri l’Orgullo Paisa, Medellin è una città ancora avvolta nel mistero per una storia troppo recente. Nel 1991 venne dichiarata la città più violenta al mondo con ben 6809 omicidi, ma la violenza e la droga non si arrestarono con la morte del ben noto Pablito in ragion del fatto che gli attori coinvolti erano molti di più e gli interessi in gioco troppo alti. Si arriva solo nel Dicembre del 2015 alla firma della pace con le FARC, ma ad oggi sembra che nuovi focolai, in determinate zone della Colombia, si siano accesi ad opera delle Eni. Quando arrivi a Medellin a parte l’efficiente ed intricato sistema di metro, tramvia e cable way che permette il collegamento a qualunque parte della città (una città veramente enorme e da cui non si ha una completa visione della stessa da nessun punto: né dalla cable way che porta al Parque Arví, né da quella che va ad Aurora e neanche dal famoso Pueblito Paisa) provi almeno ad avere un quadro dell’intero contesto storico.

Ho passeggiato per El Centro con una studiosa di storia visitando la Cattedrale e contemporaneamente la via che la costeggia, famosa per la pornografia, e quindi in aperto dissenso con la Chiesa, per poi osservare il murales della Estación Parque Berrío che parla dell’intera storia della città a partire dagli indigeni, per arrivare alla colonizzazione e all’industrializzazione. Mi ha accompagnato al Palazzo della Cultura, abbiamo attraversato Plaza Botero (l’artista nato a Medellin e che, da quanto si dice, la sua peculiarità di enfatizzare i volumi di qualsiasi forma sia in realtà partita per errore disegnando in maniera sproporzionata la plancia di una chitarra) ed infine abbiamo raggiunto la piazza, vicino alla Estación de San Antonio, tristemente famosa in cui morirono 14 persone per lo scoppio di una bomba e che contemporaneamente distrusse una statua di Botero (Él pajaro herido) . Oggi accanto ai resti della statua ne sorge una nuova a simboleggiare la rinascita della città (Él pajaro de la Paz)

Per ulteriori approfondimenti sulla storia recente ho passato un paio d’ore al Museo Casa della Memoria, ultramoderno ed interattivo, che oltre alla descrizione dei fatti accaduti dagli anni ’50 al 2015 attraverso le testate giornalistiche, la radio e le testimonianze di coloro che in ruoli diversi furono protagonisti di quel momento storico, rappresenta contemporaneamente il risveglio della città. Il messaggio è chiaro ed è scritto a lettere cubitali sulla facciata del museo: “Hacer vida cuando es fácil entregarse a la muerte es la sabiduría (creare vita quando sarebbe più facile abbandonarsi alla morte è la cosa più saggia da fare)”.

Cable way Barrio S. Domingo – Barrio Aurora
Parque S. Antonio
Palacio de la Cultura y Plaza Botero
Museo Casa de la Memoria

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