AMAZZONIA, esplorando le terre di confine.

Leticia, estremo sud della Colombia, a 4 km dal Brasile e attraversando il Rio degli Amazzoni si è in Perù. Qui i popoli che fanno parte tecnicamente di uno stato o dell’altro, in realtà non appartengono culturalmente a nessuno dei tre stati, appartengono semplicemente alla terra di mezzo.

L’avventura inizia sin dall’atterraggio nel bel mezzo della foresta per proseguire lungo le strade piene di fango per raggiungere la posada per la notte. Solo uomini ad accogliermi, unica donna, una stanza con tanti letti, un gran umido e delle sacche di acqua per dissetarmi. La notte è insonne mista ad eccitazione e paura per l’attesa di un domani alquanto incerto.

Il sole già alto sin dalle prime ore dell’alba, acquieta l’animo ed incoraggia alla fiducia.

Compañeros di avventura: due occidentali, uno proveniente dalla Scozia e l’altro dal cantone tedesco della Svizzera, una guida locale e un nativo di Puerto Nariño. Con zaino, tanica di acqua e stivali in gomma siamo pronti per navigare sul Rio degli Amazzoni, una distesa immensa di acqua ma niente rispetto alle dimensioni che raggiunge durante la stagione umida.

Traghetto pubblico fino a Puerto Nariño con svariate soste lungo le sponde del fiume che si trasformerà in una piccola imbarcazione pronta ad ospitare solo noi. D’ora in avanti il silenzio sarà la costante di questa esperienza: gustare a pieno il momento, dilatare lo spazio di ogni singolo istante affinché ogni movimento possa scorrere lentissimo diviene l’esigenza, non apertamente dichiarata, di tutti.

Il passaggio dal Rio degli Amazzoni ad uno dei suoi affluenti per raggiungere il lago Tarapoto ci regala un duplice spaccato della realtà di queste terre di confine; da un lato la magia nell’avvistare una famiglia di delfini rosa e dall’altro un pugno allo stomaco quando scorgiamo in lontananza un mercantile militare battente bandiera colombiana che pattuglia, insieme agli eserciti degli altri due stati, continuamente queste acque perché, non scordiamocelo, qui siamo nel “core” del narcotraffico.

Sulle sponde del lago Tarapoto troviamo ad accoglierci una ridente comunità dell’etnia Tikuna che si è offerta di ospitarci permettendoci così di entrare nel loro quotidiano. Ci hanno coinvolto in una battuta di pesca al tramonto per procurarci il cibo per la cena, ci hanno ospitato per la notte in una delle loro cabañas e ci hanno permesso di condividere il lento trascorrere del tempo giocando con i bambini e parlando con gli anziani del villaggio.

Qui non c’è elettricità, acqua corrente ed internet, il ritmo del giorno è regolato dalla luce del sole e la forza risiede nel legame con la comunità. Siamo stati catapultati in un mondo ancestrale troppo lontano dai nostri tempi in cui tutte le nostre certezze iniziano a vacillare e per la prima volta siamo nudi difronte a noi stessi.

Impagabile il brivido di navigare con la sola luce della luna alla ricerca di caimani e sentire come a poco a poco l’umidità bagnerà lentamente i tuoi capelli così come i tuoi stivali.

Inestimabile il senso di quiete nell’addormentarsi in una casa di legno senza vetri alle finestre e come unica protezione una zanzariera sulla tua porzione di letto ascoltando i rumori della natura.

Impressionante la possibilità di passare in rassegna tutta la tavolozza dei colori camminando nella selva ed intercettando tutte le tonalità di verde della rigogliosa vegetazione per arrivare fino alle note di rosso, giallo e blu dei pappagalli sul lato peruviano.

Ineguagliabile vedere a pochi centimetri animali che si è avuto la possibilità di conoscere solo attraverso documentari come tarantole, serpenti dai colori brillanti e poi di notte in una delle nostre passeggiate nella foresta avvistare un bradipo che si è accovacciato troppo in alto e non dorme per niente sogni tranquilli perché in basso sente il pericolo di un boa constrictor.

Impensabile dopo aver assistito ad una simile scena trovare pace nelle braccia di Morfeo distendendomi per trascorre la notte su un amaca appesa direttamente nella foresta.

Impagabile, inestimabile, impressionante, ineguagliabile, impensabile è quanto questa esperienza ti regala e durante il viaggio di ritorno verso la realtà ti accorgi che tutto quello che rappresenta un limite si tramuta in un sogno e che qui, nelle terre di confine dove le delimitazioni non esistono, anche i propri limiti diventano facilmente superabili e i sogni realizzabili.

Un particolar ringraziamento va all’agenzia di Leticia che ha permesso tutto questo, Amazon Fronteras Jungle Tours (https://www.amazonfronteras.com), che promuove un turismo di tipo sostenibile appoggiandosi a guide indigene e comunità locali per far vivere un’ autentica esperienza nella natura.

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